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Il
8 settembre ’01 Nei quartieri spagnoli alla pizzeria “Sette Soldi” a
Napoli
Teoremi,
poesie. Spagnolo, francese, napoletano, svedese. A destra ho Alex, a sinistra
Bodi e di fronte Scugni’. Un cameriere che corre. Stiamo stretti,
stretti. Un tavolo per dodici, siamo in sedici.
“Per
favore, ci porti un altro bicchiere.” Il cameriere corre.
“Ma qui manca un coltello ed una forchetta!” “Scusi, mi porta un
coltello ed una forchetta, per favore.”
Il cameriere ci da uno sguardo, ma corre. “Uè, non fa arrabbiare il
cameriere, che ci butta fuori.” “Mangiamo
in turni?” “Alex, se metto il piatto qua, c’è la fai?”
“Bodi, ma ti manca la forchetta?” “Si, ho solo un coltello.”
“Chiediamo un altra allora.” “Ma Scugni’ ha soltanto una forchetta!”
“Scusi, ci porta un altro coltello ed una forchetta, per favore.” Ormai,
rassegnato, il cameriere corre per accontentarci. “Una
volta ho visitato la Russia, lì tutto va in corsa, la metropolitana, le
macchine, i camerieri. Toccava tenere il piatto stretto, stretto se no spariva
quando passava un cameriere. ” “Sai perché?” “No.” “In Russia gli
mancano piatti.” “Che
formaggio è sopra ‘sta pizza?” “Parmigiano.”
“A ess piace soltant’ ò rumàn’. ‘A mètt’ ‘ncòppa tùtto,
maccarùne, spavètte, fettuccèlle.”
“Si, perché a me piace il Pecorino.” “Qui fa caldo!” “Ma c’è
l’aria condizionata.” “In che condizione sta?” Il
cameriere corre, toglie via i piatti. “Hai fatto in tempo di finire?”
“Appena!” “Ma stiamo in Russia?” “No, ma gli mancano i piatti!” “Stasera
si canta!” “Qui? No, non si può.” “Come non si può? Chi vuole canta’,
canta.” “Non si può canta’ qui dentro.” “Allora cantiamo fuori, per
strada!” Usciamo dalla pizzeria, camminiamo in direzione di Piazza Plebiscito.
Due stranieri che cantano, il resto del gruppo; silenzio. “Uè, che napoletani
siete?! Non cantate?” “Che vergogna!” Al
Gambrinus, un caffè e acqua. Gianni al telefonino di Scugni’. Il cellulare
passa da uno all’altro. “Ora manca soltanto che lo passiamo al sindaco di
Napoli.” Quasi
mezzanotte a Piazza del Plebiscito. Saluti, abbracci e baci. Il gruppo
diminuisce e rimaniamo
solo in sei. Tre napoletani, una francese, un spagnolo ed una svedese. Squilla
un cellulare. “Pronto.” “Annika, sono Vince.” “Vince, che bella
sorpresa, come stai?” “Io bene, dove state, nella pizzeria?” “No stiamo
a piazza Plebiscito.” “Ragazzi, è Vince’ in Australia!.” Tutti in
coro:” CIAO VINCE!!” “Annika, Scugni’ sta lì con te?” “Si
aspetta.” “Uè, Vincenooone, come và?” Fanno due chiacchiere e ripassa il
telefonino. “Annika, salutami Napoli!” “Non mancherò Vince.” “Ci
sentiamo, ciao!” “Ciao Vince a presto.” Facciamo
due passi per trovare un bar dove ci si può sedere, bere qualcosa e fare due
chiacchiere in pace. “Andiamo più giù, qui c’è troppa folla.” “Alex,
ma c’è un altro bar?” “Non so, non vengo spesso in questa parte della
città.” “Per dire la verità neanch’io” “Si, che c’è un bar.”
“Ah, si vede che Maurizio viene spesso in questa parte della città.”
“Oppure ha una buona memoria.” Arrivati
al bar. “Ci sediamo fuori?” “Si, fuori.” Aspettiamo ed aspettiamo, non
viene nessuno. “Beh, qui i camerieri non corrono.” “’N
do’ sta’?” “Eccolo!”
“Desiderate?” “Per incominciare; ACQUA!” Gli altri in coro:”PER
INCOMINCIARE?!” “Eh si. Ho una sete! Cosa avevano messo dentro la pizza?”
“Uè, Annika, e pe’ continua’, pe scicònno, ccuntòrno….?” Il
cameriere tranquillo:
“E per continuare, signora, cosa desidera?” Ognuno ordina: Coca, la
menta, Limoncello, l’aranciata, Cuba Libre e per Scugni’, il solito caffè. “In
Svezia ‘o portàt’ co’ me ‘a macchinett’ e ‘o ccafè Kimbo.” “In
tutti i posti ha insistito di ordinare l’espresso, anche se dicevo che in
Svezia non lo sanno fare.” “Adderettùra mi hann’ pe’ffino portat’
‘a ciucculàta quànno ordinò ‘o ccafè!” “Il caffè buono non si trova
fuori Napoli. Neanche a Roma lo sanno fare.” “A Barcellona non si trova un
bar dove sanno fare il caffè buono, perciò ho comprato una macchina di marca
Lavazza per l’ufficio. Adesso tutti vengono in ufficio per prendersi il caffè.”
“Sentite,
possiamo fare un’altra pizziata la prossima settimana? Che dite di giovedì il
13?” “Bene, benissimo.” “Ma dobbiamo per forza mangiare la pizza?”
“NO!” “Allora possiamo andare alla Figlia do Marinaro in via Foria, che
dite?” Decidiamo di vederci il giovedì ore 21. “Ragazzi,
Celine è stanca, ha caminato tutto il giorno in giro per Napoli. Vogliamo
andare?”
“Si, è tardi.” “Chiamo un taxi.” Arriva il taxi abbracci e baci.
“Ci vediamo giovedì!” “Notte!” Rimasti
in quattro torniamo verso via Roma, attraversiamo Piazza Plebiscito, ormai quasi
vuota. E’ una bella notte. Arrivati quasi a Piazza Augusteo ci salutiamo,
abbracci e baci. Contenti di sapere che ci saremmo rivisti a breve ci salutiamo.
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